Un’immersione con gli scarponi in Val di Zoldo tra coralli e dinosauri

26 01 2014

Recentemente ho partecipato al mio primo blog tour: un avvincente viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta della Val di Zoldo e le sue tradizioni. E parlando di tempo, è stata l’occasione per fare un bel viaggio di famiglia, come non accadeva da molto.

Il monte Pelmo

Il monte Pelmo

Forno di Zoldo ci ha accolto con un timido sole che ci ha permesso di ammirare, anche se solo per poche ore, le splendide Dolomiti di Zoldo, talmente uniche che nel 2009 hanno meritato di essere iscritte al Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Scaricati i bagagli e disfatte le borse nelle nostre accoglienti camere dell’Hotel Garnì Posta, abbiamo seguito il suggerimento di Italo, proprietario dell’albergo, e siamo andati al passo Staulanza per godere fino in fondo dei bei panorami dolomitici poiché le previsioni promettevano (tanta) neve per il giorno seguente.
Così ho fatto conoscenza con il monte Civetta e sono rimasta affascinata dal monte Pelmo, custodi di “un mare di segreti”,

Emiliano spiega che siamo circondati dal mare

Emiliano spiega che siamo circondati dal mare

parte dei quali svelati il giorno seguente durante la ciaspolata in compagnia degli altri blogger e guidata da Emiliano Oddone, geologo che ha studiato a lungo questo territorio e ne narra l’evoluzione con una passione coinvolgente. È lui che durante una fitta nevicata, mentre affondiamo le “ciaspe” nella neve fresca per raggiungere il rifugio Carestiato sul Col dei Pass, ci racconta che 300 milioni di anni fa questo territorio era un tutt’uno con l’Africa e si trovava a latitudini equatoriali. Il distacco e la deriva dei continenti hanno provocato immensi cambiamenti: da montagne a pianure attraversate dai fiumi e in seguito ricoperte da un mare profondo dal quale è emerso un arcipelago di isole. In un baleno facciamo un viaggio spazio-temporale che farebbe sfigurare i protagonisti di “Star Trek” e ci ritroviamo circa 230 milioni di anni fa: la neve scompare per lasciare spazio a un meraviglioso mare tropicale ricco di barriere coralline e di isole. Il viaggio continua e dopo alcui milioni di anni questo territorio è divenuto irriconoscibile ed è abitato dei dinosauri. Torniamo nel presente e, causa visibilità praticamente nulla, non possiamo distinguere le tracce di quel passato che pure sarebbero evidenti a chi sa dove volgere lo sguardo. Pazienza.

Verso il Col dei Pass

Verso il Col dei Pass

Proseguiamo la nostra ciaspolata fino al rifugio all’esterno del quale ci accoglie un simpatico cane. Via le “ciaspe”, entriamo per toglierci di dosso le giacche così bagnate che, quando le avviciniamo alla stufa, dal tessuto si sollevano nuvole di vapore. Il profumo del pane fatto in casa e la vista dei salumi e dei formaggi locali presentati adorni di fiori colorati e commestibili sono un invito irresistibile, e non abbiamo ancora visto tutto quello che ancora hanno preparato per noi! Meno male che dopo la presentazione di Emiliano che coinvolge tutti quanti dobbiamo ripercorrere il sentiero in senso inverso e magari qualcosa smaltiamo.
Una giornata memorabile e vissuta intensamente attraverso tutti i sensi, con la mia prima ciaspolata in assoluto poiché, quando c’è tutta questa splendida neve, la mia preferenza va comunque a una bella discesa con gli sci di prima mattina, quando ancora nessuno ha lasciato le sue tracce sulla pista candida. Ma questa “immersione con gli scarponi” è stata un’esperienza davvero bella, che rifarei (assicurandomi di essere precedeuta da un certo numero di persone affinchè le ciaspe non affondino nella neve fresca) e che senza alcun dubbio consiglierei a chi ama la montagna e la natura.

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Sulla via del ritorno

6 07 2012

Malmö – Goslar – Bad-Wildbad, 2 – 6.07.  Il 2 luglio la Svezia ci saluta con un bel sole quando ci imbrachiamo sul traghetto che ci porta a Sassnitz, sull’isola tedesca di Ruegen, famosa tra l’altro per le incantevoli rupi cretacee che dal mare si vedono in tutto il loro naturale splendore. Da qui iniziamVerso la Germaniao la nostra discesa verso Milano. Dopo la prima parte in statale, a Rostock decidiamo di prendere l’autostrada per accorciare un po’ i tempi. Ci fermiamo a dormire a Goslar, ma i chilometri da percorrere sono più di 500. Siamo arrivati sul territorio tedesco con il sole, che però a un certo punto ci lascia e, tanto per non farci mancare nulla, prendiamo anche un bell’acquazzone. Erano troppi giorni che viaggiavamo all’asciutto?

Superata la regione dei laghi del Meclemburgo, che meriterebbe innumerevoli soste, attraversiamo parte del Brandeburgo, dove qua e la vediamo piccole “selve” di pale eoliche. Non mancano neppure gli appezzamenti di terreno ricoperti di pannelli fotovoltaici, e ci viene spontaneo domandarci perché in Italia vi siano ancora così pochi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Iniziamo finalmente a vedere le pendici dello Harz, massiccio amato da Goethe e famoso come luogo di La piazza di Goslarritrovo delle streghe. Giungiamo a Goslar, dove il palazzo imperiale e la miniera Rammelsberg sono patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO. Ma noi restiamo incantati da tutto il centro storico con le sue splendide case a graticcio e un antico portico in legno. Oggi qui si è svolto il campionato di orienteering della categoria senior e arrivare in albergo è un po’ complicato a causa delle strade chiuse. Non vediamo l’ora di toglierci di dosso la “divisa” da motociclisti, fare una bella doccia e andare a mangiare qualcosa.

L’albergatore ci consiglia un ristorante di cui ho già sentito parlare, famoso per l’atmosfera e le specialità regionali, soprattutto a base di selvaggina. Entriamo nel locale, il proprietario ci chiede se siamo solo in due e, alla risposta affermativa, ci “rimbalza” – come direbbe mio figlio – e lo fa anche in modo piuttosto antipatico e arrogante. E non è che io abbia problemi a esprimermi in tedesco o a capire la lingua!Non ci resta che andare altrove. Il menù non è niente di eccezionale, ma si sta facendo tardi e siamo stanchi. Ciò nonostante, dopo cena facciamo una breve passeggiata prima di tornare in albergo, situato in un edificio del Cinquecento, che emana un gran fascino e, in più, la nostra camera è proprio romantica (con il pavimento un po’ inclinato, ma anche questo fa parte della sua autenticità).

3 luglio. Ci svegliamo presto e, confidando nel tempo che non sembra troppo minaccioso, dopo colazione puntiamo verso Gottinga, dove ci immettiamo sulla strada 27 che abbiamo percorso in parte anche durante l’andata e che ci era piaciuta molto. Niente traffico, bei panorami ampi, castelli sulle colline, in alcuni tratti viaggiamo in una sorta di “tunnel” formato dalle chiome dei grandi alberi ai lati del nastro d’asfalto. Potrebbe essere parte della Strada tedesca dei viali alberati. Non manca qualche cartello un po’ particolare (attenzione a non andare a sbattere contro gli alberi) che ci fa sorridere. L’idea di percorrere un itinerario alternativo a quello stabilito la sera precedente non è proprio felice. Passiamo per luoghi incantevoli, ma allunghiamo la strada di parecchio.

Arriviamo a Bad Wildbad, nella verdeggiante Foresta Nera, alle sei passate. Meno male che adesso ci fermiamo qualche giorno a casa di amici e, anche grazie alla presenza di due centri termali, possiamo rilassarci. Io lo so, che quando rientrerò a Milano riprenderannIl magnifico Karlsbad a Bad Wildbado i ritmi frenetici, quindi questi sono momenti preziosi di cui voglio godere appieno. Comprese le piacevoli chiacchierate sul divano dopo cena.

6 luglio. Dopo il grande acquazzone di ieri, che ci ha tenuti in ostaggio sotto i portici per quasi due ore, dando un’occhiata alla previsioni decidiamo di posticipare il rientro a domani… le condizioni meteo dovrebbero essere migliori, soprattutto in Svizzera. Oggi è prevista acqua a catinelle ovunque! Questa mattina ce la prendiamo con molta calma e facciamo una bella passeggiata in paese. Quando siamo venuti l’anno scorso, ormai questa è quasi una seconda casa per noi, la funicolare che dal centro porta in cima al Sommerberg era chiusa per lavori. Le carrozze storiche sono state sostituite, come parte delle rotaie, e noi decidiamo di fare un giro “in quota”. Peccato per la solita nuvoletta dispettosa.

Le borse sono pronte, stiamo decidendo se passare da Basilea o da Sciaffusa, ma una cosa è certa: domani si rientra a casa!





Geirangen: un capolavoro della natura

17 06 2012

Nel comune di Lom, Norvegia, il 16 giugno 2012 verso mezzogiorno

Sabato è trascorso all’insegna dell’acqua, in tutte le sue forme: siamo partiti da Sogndal sotto una pioggia scrosciante, ma adeguatamente bardati. Ci ha accompagnato per un tratto di viaggio l’acqua del fiordo, poi quella dei torrenti alimentati dalle poderose e numerosissime cascate, a 1300 m, dove in alcuni punti la neve è ancora alta anche più di un metro, ci siamo ritrovati in una vera e propria bufera di neve. Appena entrati nel territorio di Lom c’è un hotel il cui parcheggio è stracolmo di automobili, e sugli anelli di fondo ci sono numerosi sciatori. Vediamo allenarsi anche la squadra nazionale norvegese di biathlon. Superato il passo, inizia la discesa verso il villaggio di Lom, dove c’è una bellissima chiesa tradizionale in legno, in parte risalente al 1150. Una breve sosta per riscaldarci, quindi di nuovo in sella.

Ci eravamo illusi di continuare la discesa, invece no: costeggiando un torrente che in alcuni punti ha scavato un vero canyon riprendiamo a salire e ricompare la neve. Qua e la, lungo le sponde del torrente e, più in alto, dei laghi prevalentemente ancora ghiacciati, sorgono casette per le vacanze, mai troppo vicine e tutte rigorosamente dotate del proprio pannello solare! La valle dalla tipica forma glaciale si stringe, sulla nostra sinistra incombe una montagna che pare un’onda che sta per infrangersi su di noi… lo trovo un po’ inquietante. Continuiamo la salita e, al passo, veniamo fermati perché è in corso una gara ciclistica e podistica. Ha ripreso a nevicare, ci sono 2 gradi e alcuni atleti sono in tenuta estiva, calzonici e maglietta a maniche corte.

L’attesa è breve, ci fanno ripartire dopo una decina di minuti e subito inizia la discesa ricca di tornanti, con una pendenza del 9%. Ai nostri lati decine di cascate riversano una quantità d’acqua incredibile e il loro fragore è un  compagno di viaggio fedele. Un breve rettilineo, la pioggia smette, e giungiamo alla terrazza da dove si vede il fiordo di Geirangen, che si materializza ai nostri piedi quasi come per magia. Restiamo nuovamente senza parole: è uno spettacolo naturale incantevole. Nessuno deve spiegare come mai è un patrimonio naturale tutelato dall’UNESCO.