Dolomiti di Zoldo: Su’n Paradis tra neve e fiaccole

6 02 2014

IMG-20140117-00638Ci sono sere che restano particolarmente nel cuore e non sono necessariamente di momenti passati con la propria dolce metà. Per me una di queste è quella trascorsa al rifugio Su’n Paradis con i compagni e gli organizzatori del blogtour in Val di Zoldo. La neve copiosa caduta durante la notte e la giornata che sta volgendo al termine ha rivestito tutto di uno spesso manto candido rendendo il paesaggio fatato… e la ciaspolata fino al rifugio Carestiato un po’ stancante, pertanto concordiamo di modificare il programma. Saliamo in cabinovia da Pecol a Pian del Crép  e poi, invece di fare un’altra breve ciaspolata per raggiungere la nostra meta, optiamo invece per percorrere l’ultimo tratto a bordo del gatto delle nevi, servizio offerto dal simpatico gestore del rifugio.

IMG-20140117-00636Ci uniamo agli sciatori che attendono trepidanti l’apertura serale dell’impianto per scendere sulle 2 piste ben battute e ci godiamo la risalita passando tra gli alberi che regalano qualche scorcio sugli invitanti pendii classificati rosso (Cristelin) e nero (Foppe) – senza alcun riferimento calcistico. Anch’io sono in tuta da sci, mi sono portata gli scarponi e ho noleggiato gli sci perché per niente al mondo avrei rinunciato alla possibilità di farmi una bella discesa – la prima della stagione – per riguadagnare la valle. Giunti in vetta, dopo qualche minuto di attesa sotto grandi fiocchi di neve vediamo avvicinarsi le luci del gatto guidato da Diego che, come uno steward provetto, posiziona la scaletta per farci salire e IMG-20140117-00653quando tutti sono a bordo, si rimette nei panni del capitano e va ai comandi: si parte! Anche un bel giro su questo mezzo durante una fitta nevicata notturna lungo un bella pista tra i boschi ha il suo fascino e noi entriamo subito nell’atmosfera della serata. Niente però ci ha preparato all’immagine che si presenta ai nostri occhi: all’esterno il Su’n Paradis imbiancato è illuminato dalle fiaccole che bruciano tra la neve alta. Sembra davvero di essere in una fiaba. Chissà cosa ci attende all’interno! Attraversiamo gli ambienti ampi e accoglienti del rifugio per andare nella Stube dove un lungo tavolo è stato apparecchiato con grande cura. Dopo qualche minuto di “scatto selvaggio” prendiamo posto per gustare un’ottima cena a base di prodotti biologici e a chilometro zero preparata dalla bravissima Lucietta.

IMG-20140117-00672Buon cibo, buon vino e buona compagnia: le chiacchiere fluiscono facilmente e la serata trascorre forse troppo velocemente, come del resto sempre accade quando si sta bene e si è rilassati. Alzando lo sguardo scopro un particolare “intrigante”: due cupole trasparenti poste sul soffitto che, se durante il giorno illuminano la sala, la sera offrono uno scorcio sul cielo stellato. Ma non è il caso di questa sera. Dobbiamo affrettarci perché alle 11 scatta l’ora X: l’impianto chiude e non si può più scendere. Il “gattone” delle nevi ci riporta in vetta e chi ha sci e scarponi si prepara per la discesa, mentre gli altri tornano a valle in cabinovia… Non hanno idea di cosa si perdono!

IMG-20140117-00680Tanta bella neve, piste praticamente deserte e perfettamente illuminate: cosa posso desiderare di più? Forse fare qualche altra discesa. Ma poiché “chi si accontenta gode”, mi gusto appieno il piacere di disegnare le mie prime curve della stagione sul pendio candido. Come tutte le cose belle, anche questa sciata finisce troppo velocemente ed è già ora di tornare in albergo. Arrivederci Pecol.  Dolomiti di Zoldo , alla prossima!





Un’immersione con gli scarponi in Val di Zoldo tra coralli e dinosauri

26 01 2014

Recentemente ho partecipato al mio primo blog tour: un avvincente viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta della Val di Zoldo e le sue tradizioni. E parlando di tempo, è stata l’occasione per fare un bel viaggio di famiglia, come non accadeva da molto.

Il monte Pelmo

Il monte Pelmo

Forno di Zoldo ci ha accolto con un timido sole che ci ha permesso di ammirare, anche se solo per poche ore, le splendide Dolomiti di Zoldo, talmente uniche che nel 2009 hanno meritato di essere iscritte al Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Scaricati i bagagli e disfatte le borse nelle nostre accoglienti camere dell’Hotel Garnì Posta, abbiamo seguito il suggerimento di Italo, proprietario dell’albergo, e siamo andati al passo Staulanza per godere fino in fondo dei bei panorami dolomitici poiché le previsioni promettevano (tanta) neve per il giorno seguente.
Così ho fatto conoscenza con il monte Civetta e sono rimasta affascinata dal monte Pelmo, custodi di “un mare di segreti”,

Emiliano spiega che siamo circondati dal mare

Emiliano spiega che siamo circondati dal mare

parte dei quali svelati il giorno seguente durante la ciaspolata in compagnia degli altri blogger e guidata da Emiliano Oddone, geologo che ha studiato a lungo questo territorio e ne narra l’evoluzione con una passione coinvolgente. È lui che durante una fitta nevicata, mentre affondiamo le “ciaspe” nella neve fresca per raggiungere il rifugio Carestiato sul Col dei Pass, ci racconta che 300 milioni di anni fa questo territorio era un tutt’uno con l’Africa e si trovava a latitudini equatoriali. Il distacco e la deriva dei continenti hanno provocato immensi cambiamenti: da montagne a pianure attraversate dai fiumi e in seguito ricoperte da un mare profondo dal quale è emerso un arcipelago di isole. In un baleno facciamo un viaggio spazio-temporale che farebbe sfigurare i protagonisti di “Star Trek” e ci ritroviamo circa 230 milioni di anni fa: la neve scompare per lasciare spazio a un meraviglioso mare tropicale ricco di barriere coralline e di isole. Il viaggio continua e dopo alcui milioni di anni questo territorio è divenuto irriconoscibile ed è abitato dei dinosauri. Torniamo nel presente e, causa visibilità praticamente nulla, non possiamo distinguere le tracce di quel passato che pure sarebbero evidenti a chi sa dove volgere lo sguardo. Pazienza.

Verso il Col dei Pass

Verso il Col dei Pass

Proseguiamo la nostra ciaspolata fino al rifugio all’esterno del quale ci accoglie un simpatico cane. Via le “ciaspe”, entriamo per toglierci di dosso le giacche così bagnate che, quando le avviciniamo alla stufa, dal tessuto si sollevano nuvole di vapore. Il profumo del pane fatto in casa e la vista dei salumi e dei formaggi locali presentati adorni di fiori colorati e commestibili sono un invito irresistibile, e non abbiamo ancora visto tutto quello che ancora hanno preparato per noi! Meno male che dopo la presentazione di Emiliano che coinvolge tutti quanti dobbiamo ripercorrere il sentiero in senso inverso e magari qualcosa smaltiamo.
Una giornata memorabile e vissuta intensamente attraverso tutti i sensi, con la mia prima ciaspolata in assoluto poiché, quando c’è tutta questa splendida neve, la mia preferenza va comunque a una bella discesa con gli sci di prima mattina, quando ancora nessuno ha lasciato le sue tracce sulla pista candida. Ma questa “immersione con gli scarponi” è stata un’esperienza davvero bella, che rifarei (assicurandomi di essere precedeuta da un certo numero di persone affinchè le ciaspe non affondino nella neve fresca) e che senza alcun dubbio consiglierei a chi ama la montagna e la natura.





Ora capiamo benissimo perché la Norvegia è così verde!

19 06 2012

Sveglia di primissima mattina, le previsioni non promettono niente di buono e il cielo conferma: acqua a catinelle! Partiamo da Trondheim talmente imbaccucccati che, se le tute e i caschi fossero bianchi, potrebbero scambiarci per astronauti. Così, invece, abbiamo più dei palombari, e infatti ci infiliamo sotto l’acqua scrosciante puntando dritto verso nord, lungo la E6.

Sono tantissime, grandi, piccole, maestose o seminascoste, ma sempre affascinanti.

Il percorso è bellissimo: lasciati alle spalle i fiordi, ci inoltriamo tra la foresta costeggiando fiumi che, avvicinandoci alle montagne, diventano torrenti in alcuni tratti impetuosi. Sulla nostra destra è un susseguirsi di immensi laghi sulle cui sponde abbondano i campeggi, la maggior parte dei quali dispongono di “log hut” in alcuni casi persino più piccoli delle casette di legno che in Italia vediamo in tanti giardini per riporre gli attrezzi.

Motociclisti oggi ce ne sono in giro veramente pochi. Non so se siamo più matti o pirla a viaggiare con questo tempo, ma del resto, tutte le tappe sono prenotate e restare fermi non avrebbe senso. Qui il tempo varia in continuazione – in questo caso diciamo fortunatamente… così possiamo sperare in un po’ di tregua. Che arriva. Ma dopo 400 km, quando facciamo la terza  sosta tattica a Mosjoen perchè, nonostante la bardatura, siamo talmente bagnati da non sentire più gli arti e l’acqua che “cola” dal casco si è infiltrata tra il colletto della giacca antipioggia e quella sottostante che, se non sembra uscita dalla lavatrice, poco ci manca.

Beviamo una cioccolata calda e al bar ci serve un simpatico turco che ci racconta un sacco di cose e ci presenta la responsabile dell’ufficio turistico locale, la cui sede è proprio a fianco: bingo! Riusciamo ad avere tutte le informazioni sui traghetti che dobbiamo prendere domani, e anche gli orari.

Un po’ più asciutti e rincuorati perché il cielo fa sperare in una tregua, affrontiamo gli ultimi 70 km di strada che ci conduce nuovamente verso il mare e il villaggio di Sandnessjoen, mentre ai lati del fiordo i rilievi sembrano grandi panettoni levigati dalle intemperie nel corso di milioni di anni. Ovviamente, sulle vette c’è ancora la neve. Anche qui la strada entusiasma i motociclisti: il susseguirsi di sali e scendi tra le curve è proprio divertente (un po’ meno per il passeggero), e il panorama cambia dietro ogni collina.

Adesso operazione asciugatura abbigliamento tecnico, per essere di nuovo in sella domani mattina pronti per qualsiasi evenienza.





Geirangen: un capolavoro della natura

17 06 2012

Nel comune di Lom, Norvegia, il 16 giugno 2012 verso mezzogiorno

Sabato è trascorso all’insegna dell’acqua, in tutte le sue forme: siamo partiti da Sogndal sotto una pioggia scrosciante, ma adeguatamente bardati. Ci ha accompagnato per un tratto di viaggio l’acqua del fiordo, poi quella dei torrenti alimentati dalle poderose e numerosissime cascate, a 1300 m, dove in alcuni punti la neve è ancora alta anche più di un metro, ci siamo ritrovati in una vera e propria bufera di neve. Appena entrati nel territorio di Lom c’è un hotel il cui parcheggio è stracolmo di automobili, e sugli anelli di fondo ci sono numerosi sciatori. Vediamo allenarsi anche la squadra nazionale norvegese di biathlon. Superato il passo, inizia la discesa verso il villaggio di Lom, dove c’è una bellissima chiesa tradizionale in legno, in parte risalente al 1150. Una breve sosta per riscaldarci, quindi di nuovo in sella.

Ci eravamo illusi di continuare la discesa, invece no: costeggiando un torrente che in alcuni punti ha scavato un vero canyon riprendiamo a salire e ricompare la neve. Qua e la, lungo le sponde del torrente e, più in alto, dei laghi prevalentemente ancora ghiacciati, sorgono casette per le vacanze, mai troppo vicine e tutte rigorosamente dotate del proprio pannello solare! La valle dalla tipica forma glaciale si stringe, sulla nostra sinistra incombe una montagna che pare un’onda che sta per infrangersi su di noi… lo trovo un po’ inquietante. Continuiamo la salita e, al passo, veniamo fermati perché è in corso una gara ciclistica e podistica. Ha ripreso a nevicare, ci sono 2 gradi e alcuni atleti sono in tenuta estiva, calzonici e maglietta a maniche corte.

L’attesa è breve, ci fanno ripartire dopo una decina di minuti e subito inizia la discesa ricca di tornanti, con una pendenza del 9%. Ai nostri lati decine di cascate riversano una quantità d’acqua incredibile e il loro fragore è un  compagno di viaggio fedele. Un breve rettilineo, la pioggia smette, e giungiamo alla terrazza da dove si vede il fiordo di Geirangen, che si materializza ai nostri piedi quasi come per magia. Restiamo nuovamente senza parole: è uno spettacolo naturale incantevole. Nessuno deve spiegare come mai è un patrimonio naturale tutelato dall’UNESCO.





Bergen: la vera avventura inizia adesso!

14 06 2012

Dopo appena 1.800 km in moto e una traversata in traghetto di 20 ore, ieri siamo arrivati a Bergen, da dove inizia il nostro viaggio verso Capo Nord. Fino qui lo abbiamo considerato “trasferimento”, anche se ieri, tra Oslo e Bergen, lungo la E 16 abbiamo attraversato paesaggi che ci hanno affascinato e lasciato senza parole. Le alture ancora innevate, i ghiacciai e i laghi ancora totalmente o parzialmente ghiacciati, dove il bianco ogni tanto cede il posto a qualche sfumatura di azzurro, sono di una bellezza mozzafiato. Come il freddo: 4°. Da Oslo a Bergen abbiamo percorso circa 500 km, 400 dei quali sotto la pioggia, che fortunatamente ci ha “graziato” nel punto che più abbiamo apprezzato.

Oggi siamo andati alla scoperta della città e domani si torna in sella…