Sulla via del ritorno

6 07 2012

Malmö – Goslar – Bad-Wildbad, 2 – 6.07.  Il 2 luglio la Svezia ci saluta con un bel sole quando ci imbrachiamo sul traghetto che ci porta a Sassnitz, sull’isola tedesca di Ruegen, famosa tra l’altro per le incantevoli rupi cretacee che dal mare si vedono in tutto il loro naturale splendore. Da qui iniziamVerso la Germaniao la nostra discesa verso Milano. Dopo la prima parte in statale, a Rostock decidiamo di prendere l’autostrada per accorciare un po’ i tempi. Ci fermiamo a dormire a Goslar, ma i chilometri da percorrere sono più di 500. Siamo arrivati sul territorio tedesco con il sole, che però a un certo punto ci lascia e, tanto per non farci mancare nulla, prendiamo anche un bell’acquazzone. Erano troppi giorni che viaggiavamo all’asciutto?

Superata la regione dei laghi del Meclemburgo, che meriterebbe innumerevoli soste, attraversiamo parte del Brandeburgo, dove qua e la vediamo piccole “selve” di pale eoliche. Non mancano neppure gli appezzamenti di terreno ricoperti di pannelli fotovoltaici, e ci viene spontaneo domandarci perché in Italia vi siano ancora così pochi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Iniziamo finalmente a vedere le pendici dello Harz, massiccio amato da Goethe e famoso come luogo di La piazza di Goslarritrovo delle streghe. Giungiamo a Goslar, dove il palazzo imperiale e la miniera Rammelsberg sono patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO. Ma noi restiamo incantati da tutto il centro storico con le sue splendide case a graticcio e un antico portico in legno. Oggi qui si è svolto il campionato di orienteering della categoria senior e arrivare in albergo è un po’ complicato a causa delle strade chiuse. Non vediamo l’ora di toglierci di dosso la “divisa” da motociclisti, fare una bella doccia e andare a mangiare qualcosa.

L’albergatore ci consiglia un ristorante di cui ho già sentito parlare, famoso per l’atmosfera e le specialità regionali, soprattutto a base di selvaggina. Entriamo nel locale, il proprietario ci chiede se siamo solo in due e, alla risposta affermativa, ci “rimbalza” – come direbbe mio figlio – e lo fa anche in modo piuttosto antipatico e arrogante. E non è che io abbia problemi a esprimermi in tedesco o a capire la lingua!Non ci resta che andare altrove. Il menù non è niente di eccezionale, ma si sta facendo tardi e siamo stanchi. Ciò nonostante, dopo cena facciamo una breve passeggiata prima di tornare in albergo, situato in un edificio del Cinquecento, che emana un gran fascino e, in più, la nostra camera è proprio romantica (con il pavimento un po’ inclinato, ma anche questo fa parte della sua autenticità).

3 luglio. Ci svegliamo presto e, confidando nel tempo che non sembra troppo minaccioso, dopo colazione puntiamo verso Gottinga, dove ci immettiamo sulla strada 27 che abbiamo percorso in parte anche durante l’andata e che ci era piaciuta molto. Niente traffico, bei panorami ampi, castelli sulle colline, in alcuni tratti viaggiamo in una sorta di “tunnel” formato dalle chiome dei grandi alberi ai lati del nastro d’asfalto. Potrebbe essere parte della Strada tedesca dei viali alberati. Non manca qualche cartello un po’ particolare (attenzione a non andare a sbattere contro gli alberi) che ci fa sorridere. L’idea di percorrere un itinerario alternativo a quello stabilito la sera precedente non è proprio felice. Passiamo per luoghi incantevoli, ma allunghiamo la strada di parecchio.

Arriviamo a Bad Wildbad, nella verdeggiante Foresta Nera, alle sei passate. Meno male che adesso ci fermiamo qualche giorno a casa di amici e, anche grazie alla presenza di due centri termali, possiamo rilassarci. Io lo so, che quando rientrerò a Milano riprenderannIl magnifico Karlsbad a Bad Wildbado i ritmi frenetici, quindi questi sono momenti preziosi di cui voglio godere appieno. Comprese le piacevoli chiacchierate sul divano dopo cena.

6 luglio. Dopo il grande acquazzone di ieri, che ci ha tenuti in ostaggio sotto i portici per quasi due ore, dando un’occhiata alla previsioni decidiamo di posticipare il rientro a domani… le condizioni meteo dovrebbero essere migliori, soprattutto in Svizzera. Oggi è prevista acqua a catinelle ovunque! Questa mattina ce la prendiamo con molta calma e facciamo una bella passeggiata in paese. Quando siamo venuti l’anno scorso, ormai questa è quasi una seconda casa per noi, la funicolare che dal centro porta in cima al Sommerberg era chiusa per lavori. Le carrozze storiche sono state sostituite, come parte delle rotaie, e noi decidiamo di fare un giro “in quota”. Peccato per la solita nuvoletta dispettosa.

Le borse sono pronte, stiamo decidendo se passare da Basilea o da Sciaffusa, ma una cosa è certa: domani si rientra a casa!





Una città giovane

1 07 2012

Il grattacielo di 190 metri che domina la città

C’è il sole questa mattina quando apriamo le tende e decidiamo di andare alla scoperta di Malmö in bicicletta per vedere qualcosa in più e, contemporaneamente, fare anche un po’ di moto. Ne noleggiamo due in albergo e puntiamo dritto verso il porto e la torre “Turning torso”. Man mano che ci avviciniamo la vediamo da angolazioni differenti, dalle quali lo stesso grattacielo sembra diverso. È veramente una straordinaria opera di ingegneria e architettura. Non osiamo immaginare il panorama che si vede dai piani alti, ma su una cosa io e Roberto siamo d’accordo: preferiremmo abitare in uno dei nuovi complessi residenziali lungo la darsena, con grandi finestre e balconi e posto barca sotto casa.

Non si vedono automobili in giro, e neppure parcheggiate sotto le abitazioni. In compenso, davanti alla maggior parte degli edifici ci sono tantissime biciclette. Questo è infatti il mezzo di trasporto più usato in città, da persone di tutte le età. Malmö comunque ci appare come una città giovane. Vediamo tante famiglie con due o tre figli tutti piccoli, o magari uno in passeggino, uno in carrozzina e uno in arrivo. È una bella impressione e mette di buon umore vedere i bambini che giocano nei parchi attrezzatissimi con ogni tipo di intrattenimento all’aperto, mentre i genitori chiacchierano sui prati circostanti. Sul lungomare invece, vicino ai famosissimi bagni “Vanna” ci sono i campi di beach volley, frequentatissimi.

Passando di fronte alla Camera di commercio con il suo splendido ingresso e alla stazione centrale che integra nella struttura di inizio Novecento in mattoni rossi nuovi elementi di collegamento e ampliamento dalle grandi vetrate ritorniamo nel centro, dove c’è un’ampia zona pedonale con innumerevoli negozi, caffè e ristoranti. Sembra che tutti abbiano uno o più sacchetti in mano, visione ormai rarissima a Milano. Aspettano tutti la domenica per andare a fare shopping, o forse è solo il bel tempo che invoglia a uscire? Nel grandissimo parco, che ospita un importante museo, si possono anche noleggiare i pedalò per fare il giro del canale che ne circonda una parte. È molto ben tenuto e frequentato da tantissima gente; qualcuno ne approfitta anche per mettersi in costume e prendere il sole: ci sono ben 24 gradi!

Nonostante tutti i locali, trovare un ristorante che propone piatti tipici svedesi è difficilissimo. Quando lo chiediamo – ad esempio alla reception degli alberghi o nei bar – ci guardano stupiti e si scusano per non saper rispondere. Qui vanno per la maggiore gli hamburger e la cucina tailandese. Ma sebbene quest’ultima mi piaccia, fintanto che sono qui vorrei provare ricette della cucina tradizionale nazionale. Apparentemente, se vogliamo mangiare qualcosa di svedese dobbiamo aspettare di rientrare a casa e andare a fare la spesa all’Ikea!

Verso metà pomeriggio rientriamo in albergo per preparare le borse. Domani mattina sveglia alle 5:30 per prendere il traghetto che ci porterà a Sassnitz, in Germania. Nessuno dei due è molto motivato. Io forse meno di Roberto. Ma la strada per Milano è ancora lunga quindi, dopo tre settimane di viaggio, è giunto il momento di lasciare la Scandinavia.





Che bella la luna!

1 07 2012

30 giugno. Durante la notte è scesa acqua a catinelle, ma fortunatamente alle 8 il cielo fa sperare in un viaggio all’asciutto. Uscendo dalla città vediamo un “monumento” al centro di una rotonda: un’automobile un po’ datata, di colore rosa, il cui muso è conficcato nel terreno per mantenere la parte centrale e posteriore verticali. Non sappiamo cosa pensare, se non che oggi ci aspettano un sacco di chilometri di autostrada. Io lo trovo particolarmente noioso, perché anche i pochi tratti che sulla cartina sono segnati come panoramici non offrono alcuno scorcio paesaggistico degno di nota, in quando gli alberi ostruiscono la visuale.

Vicino a Markaryd facciamo una deviazione dall’itinerario consigliato da Viamichelin e finalmente iniziamo a vedere qualcosa di diverso: i panorami si fanno più ampi, i boschi meno estesi e compaiono molte più fattorie. Attraversiamo Vittsjo, un piccolo paese vicino al grande lago a cui da il nome: case stupende, grande ordine, giardini curatissimi. È proprio bello! Noi però abbiamo ancora 120 chilometri da fare per arrivare a Malmö, quindi il mio pilota decide di non fermarsi (anche questa volta niente foto!). Il traffico si fa sempre più intenso, i cartelli con le alci sono sostituiti da quelli con i cinghiali e i cervi che scompaiono poco prima di arrivare alla periferia di Malmö, illuminata dal sole e con una temperatura di ben 22 gradi: noi, ormai abituati ai 10-12° C, sentiamo un gran caldo!Edifici storici nel centro di Malmö,

Mentre ci avviciniamo al centro vediamo svettare la grande torre bianca “Turning torso” (190 m di appartamenti!) vicino al mare. Ma quella andremo a vederla da vicino domani. Infatti, finalmente facciamo una tappa di due notti, con la speranza di rilassarci un po’. Negli ultimi 5 giorni abbiamo percorso 2.370 chilometri, siamo tornati a sud del Circolo Polare artico e questa sera, per la prima volta da quando siamo sbarcati in Norvegia il 13 giugno, abbiamo visto la luna… E fuori, alle 23.45, finalmente è buio! Domani, neanche un chilometro in moto! Al massimo, noleggeremo due bici per girare un po’ per la città, che a prima vista appare un bel connubio di edifici storici, sebbene non tantissimi, e architettura moderna.





Nuovamente per città

1 07 2012

29 giugno – Sebbene avessimo detto di fare le cose con più calma, questa mattina non è andata proprio così. Ci lasciamo alle spalle Gävle piuttosto presto e imbocchiamo l’antipaticissima E4, che in questa parte è una vera autostrada con doppia carreggiata, ognuna di due corsie. Ma dopo pochi chilometri usciamo perché abbiamo studiato un itinerario alternativo su strade che ci portano verso l’interno, attraverso i paesini. Il paesaggio è piuttosto ripetitivo: boschi, laghi con l’isolotto al centro, qualche centro abitato. A Enkoping inizia il la regione più ricca d’acqua: qui è un susseguirsi di grandi bacini con località di villeggiatura e campi da golf. Alcuni scorci sono talmente bucolici da sembrare immagini tratte da un libro illustrato. Ancora una volta se vogliamo scattare delle foto dobbiamo abbandonare la strada principale per poi riprenderla, in quanto la rete viaria svedese non prevede grandi alternative: se si costruisce un’autostrada in un determinato segmento, la statale viene letteralmente cancellata, fino al punto in cui 4 corsie suddivise nelle due carreggiate non sono più compatibili con il territorio, e si riprende con l’alternanza di tratti a 1 e 2 corsie, un po’ come l’autocamionale che un tempo collegava Milano con Genova, stando ai ricordi dei racconti di mio padre.

Comunque, tra laghi e boschi, ancora una volta tanti segnali di pericolo per l’attraversamento di alci, di cui non si vede neanche l’ombra. A Norrköping ci immettiamo nuovamente su un tratto di autostrada e dopo 45 chilometri arriviamo a Linköping, nostra destinazione. Anche qui, come Uno dei pochi edifici storici di Linköpingin altre località, ci salta subito all’occhio la stazione ferroviaria, particolarmente imponente. Facciamo una passeggiata per la cittadina visitando la cattedrale e ammirando il vicino castello, che non ci lascia particolarmente impressionati. Gli edifici “datati” qui sono davvero pochi, ma su un paio, proprio nel centro, a fianco di costruzioni molto recenti, non possiamo fare a meno di soffermarci. Non riesco a capire se Linköping mi piace oppure no. Credo che, a parte pochi elementi, non lascerà un gran segno nella mia memoria.

Questa notte probabilmente pioverà, quindi mettiamo la moto in un garage coperto. Di acqua ne ha già presa troppa anche lei. Non so perché, ma questa sera sono particolarmente stanca e quindi dedico poco tempo al diario di viaggio: semplicemente non ne ho le energie.





E le alci dove sono?

29 06 2012

28 giugno. Partiamo da Skelleftea alle 8. Sappiamo che la giornata sarà luSarà arte? Ai posteri l'ardua sentenza!nga, ma almeno c’è il sole, anche se l’aria è pungente. Diamo un’ultima occhiata alla piazza principale, soffermandoci un attimo sulla fontana: è vero che non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace, ma sarebbe bello se qualcuno ci spiegasse che cosa dovrebbe rappresentare… A volte ho difficoltà a considerare arte alcune creazioni. Sarò forse “antica”?

Ci immettiamo sulla E4. I primi 250 chilometri sono pesantissimi: il paesaggio è completamente uniforme, la strada attraversa un’immensa distesa di alberi ed è un susseguirsi di tratti a una e a due corsie con autovelox posizionati a distanza ravvicinata, per lo più dove il limite è di 70 km/h. Insomma, un supplizio. Decidiamo di fermarci a Örnsköldsvik per bere qualcosa presso un locale della (qui) famosissima catena di fast-food Sibylla e sgranchirci le gambe. Abbiamo fatto più di un terzo del tragitto.

Da qui in poi il paesaggio è più vario, ogni tanto la foresta lascia spazio a campi coltivati, si vedono fattorie color ocra, e animali al pascolo. Ci sono alcuni laghi e notiamo che in quasi tutti c’è nel mezzo un’isoletta circolare, non di rado con una piccola casa in legno rossa e bianca. Sulle sponde, gli immancabili campeggi. Noi, sempre sulla E4, ce li troviamo praticamente tutti sulla sinistra, senza possibilità di fermarci per scattare qualche foto degli scorci più belli perché la strada non lo consente. Appositi cartelli segnalano la presenza di luoghi ideali per la pesca e campi da golf. Ce ne sono davvero tanti. Vediamo anche decine e decine di alci, ma solo sui cartelli lungo la strada! Le speranze di Roberto di vedere un esemplare di questo incantevole animale vengono deluse anche oggi. Ma i cartelli stradali ci riservano ancora qualche sorpresa: attraversamento di motoslitte, e aerei a bassissima quota! Poco all’interno della costa svedese ci sono numerosi aeroporti le cui piste di atterraggio iniziano a poche decine di metri dal bordo della strada. Non vorrei trovarmi a passare di lì, soprattutto in moto, mentre un velivolo è in fase di decollo o di atterraggio. Mi vengono in mente certi filmati su Youtube…

Attraversiamo il parco nazionale Skuleskogen e sulle colline appaiono evidenti le piste da sci. Qui basta anche un minimo dislivello per realizzare uno skilift, rigorosamente segnalato con l’apposito cartello! A me, che adoro sciare sulla Gran Risa a La Villa o sulla Ciampinoi a Selva di Val Gardena viene da sorridere, ma qui questo passa il territorio, e comunque gli svedesi si difendono più che bene nelle gare di Coppa del Mondo di sci alpino. I trampolini, poi, non si contano. A Sundsvall decidiamo di fare una sosta in un giardino nel centro della città per sgranchirci le gambe e riposarci un po’. Di fronte al porto si erge la collina con le piste da sci e, in “vetta”, un complesso alberghiero. Anche qui, come a Molde, si scia con vista sul mare!

Siamo pronti per affrontare gli ultimi 160 chilometri, che sono piuttosto monotoni. Di recente hanno costruito un tratto di autostrada, che sostituisce la statale, e il navigatore va un po’ in tilt. Fortunatamente per arrivare a Gävle basta seguire le indicazioni per Stoccolma. Dopo 650 chilometri, quasi tutti di alberi, arriviamo in albergo e ci concediamo un tuffo in piscina e una piacevole sauna. Domani il tragitto è un po’ più breve, e speriamo che il panorama sia più diversificato.





Storforsen: il fascino magnetico della natura

28 06 2012

27 giugno. Lasciamo Gällivare piuttosto presto, ben contenti di allontanarci da questa località che ci saluta con un cielo tendente al grigio e un forte vento. Di nuovo, percorriamo oltre una cinquantina di chilometri circondati solo da alberi e qualche specchio d’acqua. Poco dopo una diga e una grande centrale idroelettrica restiamo piacevolmente impressionati da Porjus. Le belle case rosse e bianche nel tipico stile svedese sono disposte ordinatamente ai lati della strada, ognuna con il suo giardino ben curato (e quasi tutte con il trampolino elastico). Qui niente è fuori posto. Proseguendo verso Jokkmokk i laghi si fanno un po’ più estesi, sulle loro sponde compaiono le indicazioni di gradevoli campeggi  e, ogni tanto, c’è persino qualche agglomerato di case che sulle cartine viene indicato come paese.

Tra una distesa immensa di alberi, proseguiamo lungo la strada 45 per andare a inserirci sulla provinciale 374. È un percorso decisamente alternativo per andare a Skelleftea, ma la mia meta è il parco naturale di Storforsen. Ci sono stata 21 anni fa con i miei e mi è rimasto così impresso, che voglio assolutamente tornarci. Fortunatamente il tempo ci assiste e il sole emana un piacevole tepore. È ancora presto, non sono neanche le 11, e c’è pochissima gente: le condizioni ideali per ammirare un autentico capolavoro della natura. In questa regione ricca di corsi d’acqua è stato raggiunto un accordo che prevede di lasciare scorrere i fiumi senza imbrigliarli o limitarne il deflusso con dighe per produrre energia idroelettrica. È stata fatta un’unica eccezione, quindi un intervento umano c’è stato, ma di entità limitata.

Qui, a Storforsen, giungono le acque del fiume Pite che in un tratto di 5 chilometri superano un dislivello di 80 metri, 50 dei quali negli 800 metri che precedono un tranquillo specchio d’acqua. Mentre ci si avvicina all’ingresso (gratuito) del parco si sente il fragore delle rapide e delle cascate che, in questo periodo, sono particolarmente ricche d’acqua per effetto del disgelo. Già da lontano si vede l’acqua nebulizzata dopo i salti più alti. Una serie di passerelle di legno permettono di avvicinarsi quasi pericolosamente a uno scenario naturale di una bellezza maestosamente pericolosa, in quanto si percepisce chiaramente la potenza dell’acqua che scendeLe poderose rapide del fiume Pite tra le rocce creando mulinelli e gorghi che non lascerebbero scampo a nessuno. Il fascino di questo spettacolo è quasi magnetico, tanto che non mi stancherei mai di ammirarlo dai diversi punti di osservazione lungo il percorso appositamente creato a lato del fiume, che tuttavia non è per nulla invasivo. A volte succede che, a distanza di anni, si torni in un luogo con aspettative molto alte che purtroppo vengono deluse. Bene, non è questo il caso. Anzi, forse quello che vedo è ancora più incantevole di come lo ricordavo. Ed è un’esperienza che diventa ancora più coinvolgente se la si condivide con qualcuno.

A fatica e con un pizzico di dispiacere torniamo al parcheggio dove ci attende la moto e, dopo pochi chilometri scendendo verso il mare, tra gli alberi a pochissimi metri dalla strada vedo un’alce e due grandi, splendide renne. Anche se ho la macchina fotografica a portata di mano purtroppo non riesco a fare uno scatto che riprenda questi stupendi animali. È un vero peccato. Raramente se ne vedono di così belli e pacifici in libertà. Percorriamo i 50 chilometri che ci separano dalla cittadina di Pitea scrutando invano a destra e a manca nella speranza di vederne altri.

Dopo una breve sosta sul mare proseguiamo per Skelleftea. La città è invasa dalle bancarelle e dalle giostre allestite per il festival cittadino che si svolge nel centro. E forse, questa sera, lo anima un po’ troppo per i nostri gusti, visto che la nostra camera affaccia sulla piazza principale, dove è stato montato un grande palcoscenico e, a mezzanotte passata, la musica continua incessante. Domani mattina sveglia alle 6:30. Speriamo in bene… perché ci aspetta un lungo tragitto.