Un tuffo nel passato

28 04 2014

Labro 4Amo molto i piccoli borghi, quelli che tanto spesso paiono sospesi nel tempo. Si tratta per lo più di piccole gemme incastonate in ambienti naturali e in aree poco visitate, al di fuori degli itinerari più battuti e probabilmente proprio per questo sono rimasti quasi intatti. Forse anche troppo.

Qualche lustro fa un’amica mi ha fatto scoprire Labro, in provincia di Rieti.Lago di Piediluco da Labro È stato amore a prima vista! Labro è un piccolo comune situato in posizione invidiabile su una collina da cui dominava la via che collegava Leonessa alla conca di Terni incastonato nell’incantevole paesaggio plasmato dai Monti Reatini e dal lago di Piediluco, dal quale si può ammirare la bella rocca trecentesca di Labro. Avvicinandosi, sembra quasi di entrare in un presepe. Naturalmente, i moderni veicoli motorizzati restano fuori dLabro vicoloal borgo. Oltrepassando la sua porta si entra in una dimensione nella quale il tempo sembra essersi fermato… Se poi lo si visita in “bassa stagione”, ci si immerge totalmente nella sua atmosfera quasi fiabesca, benché la sua storia ultramillenaria sia piuttosto movimentata. In breve: nel 956 Ottone I di Germania concesse il borgo di Labro ad Aldobrandino de’ Nobili. Nei secoli questo territorio fu molto conteso per la posizione strategica tra il territorio dell’Impero e del Papato e Labro fece da sfondo a numerose battaglie. Nel 1575, Girolamo de’ Nobili sposò Virginia Vitelleschi, l’ultima discendente di questa nobile famiglia dando vita ai de’ Nobili-Vitelleschi. Ma la storia del castello è molto più interessante se a raccontarla sono i loro discendenti, ancora oggi proprietari del castello.

Le tre porte di LabroAggirandosi tra i vicoli a gradoni del paese così ordinato e ben tenuto non si sospetta che Labro, come tanti paesi, nel secondo dopoguerra rischiò il quasi totale abbandono da parte dei suoi abitanti, attratti dalle prospettive di una vita meno faticosa nei centri urbani. La salvezza del borgo si deve a Giovanna Nobili Vitelleschi e al marito Aimeé Vercuisse, belga. Durante un viaggio in Italia, la coppia fece conoscere il paese d’origine di Giovanna a un gruppo di belgi che se ne innamorarono tanto da acquistare numerose case che fecero restaurare con grande passione dall’architetto Ivan Van Mossevele. Labro 3La cura per i dettagli e l’utilizzo di materiali originali conferisce a questo borgo un’atmosfera autentica e magica, tanto che molte coppie lo scelgono per far da sfondo al proprio ricevimento di nozze. Qualche bottega e negozio di artigianato lungo le sue vie, i gatti seduti sui davanzali delle finestre mentre osservano incuriositi qualche turista che passeggia e scatta fotografie a scorci da libro illustrato… Un piacevole tuffo nel passato, anche nel mio.

Advertisements




Nell’Appennino tra tre regioni

24 03 2014

La mattina è splendida e il piacere di restare accoccolati sotto il piumone mentre si vede il sole che si alza dietro le Alba a Borgo Val di Taromontagne è un lusso che apprezziamo moltissimo.  Alla Casa delle erbe la colazione si fa a base di pane, biscotti, torte e marmellate fatte in casa e ha un sapore d’altri tempi. Ci prepariamo con calma per il programma che da Borgo Val di Taro prevede di salire al passo cento croci e spostarci in Liguria, poi è ancora solo abbozzato. Intanto indossiamo il costume sotto l’abbigliamento da moto, perché l’idea è quella di fermarci un po’ al mare, tempo permettendo. Lungo la strada che porta al passo non incontriamo praticamente nessuno ma vediamo ancora qualche traccia di neve e solo quando superiamo il crinale troviamo qualche capo di bestiame pascolare placido tra i prati verdi e un paio di motociclisti che consultano la cartina.

P050102_162602Ce la prendiamo con comodo. È una strada che abbiamo già percorso e non abbiamo fretta. Il paesaggio cambia continuamente e ci godiamo il tiepido sole. Varese Ligure è sempre una meta piacevole con la sua incantevole piazza, ma questa volta non ci fermiamo e continuiamo a scendere passando per Castiglione Chiavarese, Casarza Ligure per puntare verso la spiaggia di Riva Trigoso, vecchio borgo di pescatori che affaccia su una piccola baia e vanta una spiaggia insolitamente vasta per la Liguria. Non ci torniamo da un po’, dopo una vita di vacanze al mare per Roberto e oltre un decennio anche per me, ma tutto sommato non è cambiata più di tanto, fatta eccezione per il cantierino ormai scomparso.

L’acqua è limpida e invitante, qualcuno fa anche il bagno, ma noi ci limitiamo a metterci al sole mentre mangiamo P050102_173642una striscia di focaccia. Impossibile resistere quando si è qui! Quattro chiacchiere con vecchi amici che non vedevamo da tempo, poi ci rivestiamo e torniamo in sella, direzione Gattorna per poi fare il passo della Scoffera. Le piogge recenti però ci rovinano il programma e, causa una frana sulla strada, poco dopo Carasco siamo costretti a deviare verso la val d’Aveto e quindi scendere in Emilia verso Marsaglia e Bobbio, facendo un milione di curve su una strada che non ci piace per niente, non poco dissestata e incassata in una stretta gola quasi sempre in ombra. Il paesaggio brullo non contribuisce certo a rendere il percorso più piacevole. La val Trebbia, per molti quasi mitica, a parte due o tre scorci a me non piace in modo particolare, ma questa volta dobbiamo fare di necessità virtù. Ci rifaremo la prossima volta. Intanto, rientriamo a Milano con un bilancio comunque positivo.





Castelli, casali ed erbe aromatiche

16 03 2014

I castelli del ducato di Parma e Piacenza sono mete che amiamo molto per le nostre escursioni primaverili e autunnali e Roby si è fatto ispirare da un itinerario chiamato “porcini alla griglia”, un nome che è già un programma oltre a una promessa di grandi piaceri culinari.

A Lodi di autostrada ne abbiamo già abbastanza e ci immettiamo sulla statale in direzione Piacenza, quindi verso Parma e all’altezza di Salsomaggiore non resistiamo al richiamo delle colline. Iniziamo improvvisando con

Image

la speranza di non allungare troppo, come di solito accade. Puntiamo verso Varano de’ Marchesi passando tra vigneti ancora spogli e piccoli agglomerati di case dai nomi legati ad antiche attività artigianali. L’aria profuma di primavera, gli alberi sfoggiano i primi fiori bianchi e rosa pallido e i prati sono verde smeraldo grazie a tutta la pioggia delle ultime settimane.
Passiamo a fianco della torre di Varano de’ Marchesi e proseguiamo per Varano de Melegari, ammirandone il castello che domina il paesaggio. Dopo pochi chilometri lasciamo la statale per dirigerci verso il vecchio borgo di Roccalanzona: una tipica chiesa di paese, poche case in pietra, un forno esterno per il pane, i resti della rocca, un caseificio a gestione famigliare (che non abbiamo trovato) e la trattoria “da Sincero” da cui giunge un profumo invitante. Ma è un po’ troppo presto per il pranzo, quindi si torna in sella. Attraversiamo S. Andrea Bagni, che come tutte le località termali sfoggia belle ville e numerosi alberghi, per raggiungere Viazzano dove restiamo Imagefolgorati dalla vista di una casa con una grande loggia, un edificio del Cinquecento non più abitato da tempo che emana un fascino irresistibile e lascia immaginare un passato quantomeno interessante. Alle sue spalle sorge il borgo antico con le strade lastricate e deserte dove mi “perdo” per qualche minuto nella tranquillità che aleggia tra spesse mura in pietra, dietro le quali sicuramente si celano anche dimore restaurate con cura.

Costeggiamo per un po’ il fiume prima di attraversarlo e arrampicarci su una strada che si snoda tra colline verdeggianti e formazioni rocciose che catturano lo sguardo per la loro P050101_190128strana forma e il colore rosso che spicca in mezzo ad esse. Iniziamo a sentire un certo languorino, ma dopo una mezz’ora la speranza di incontrare un bar lungo la strada per mangiare un panino ci abbandona. Ci addentriamo nel fitto bosco, come se ne vedono ancora pochi, e dopo un milione di curve e tratti dove a causa delle recenti frane passa giusto la moto,  scolliniamo e puntiamo verso Prelerna quindi Borgotaro. La strada finalmente diventa più larga e meno tortuosa mentre seguiamo le indicazioni per Borgo di Taro, una località che in me suscita tantissimi ricordi di bambina, quando mio padre tutte le settimane si recava in questa zona per seguire i lavori di costruzione dell’autostrada della Cisa, della quale ha progettato insieme a mio nonno numerose gallerie. E delle volte che, anche negli anni seguenti, riuscivo a convincerlo a portarmi con lui nei suoi sopralluoghi in Toscana.

La nostra meta è ormIMG-20140308-00956ai vicina, ma abbiamo veramente voglia di fermarci un po’… e mangiare qualcosa! Attraversiamo nuovamente il fiume Taro e puntiamo verso il centro del paese, che sfoggia molte belle case. Le strutture dei gazebo con ancora le decorazioni colorate del carnevale catturano la nostra attenzione e ci sediamo a un tavolino del locale “Luca – Cantina Caffè” in Via Piave e chiediamo al simpatico Luca di farci un panino con prosciutto crudo e altri ingredienti a sua scelta: ottimo! In giro non c’è nessuno e ne approfittiamo per fare quattro chiacchiere con lui, ex motociclista convertito alle camminate, che ci racconta di questo inverno piovoso che ha creato gravi danni alle strade della zona.

Torniamo in sella per percorrere i pochi chilometri che ci separano da Campo di Pieve, la nostra destinazione odierna. Seguiamo il suggerimento di  “fare 4 passi” fino al castello di Compiano, uno dei borghi più belli d’Italia, prima di immergerci in una vasca da bagno colma di acqua profumata con l’olio di lavanda preparato dalla proprietaria del B&B, quindi gustare un’ottima cena vegetariana e fermarci a parlare lungamente con il proprietario che ci racconta un po’ la sua vita, un po’ le storie e leggende legate a questi luoghi. Si è fatto tardi ed è ora di andare a letto. Lontani dall’inquinamento luminoso, alzando gli occhi ammiriamo uno stupendo cielo terso costellato di stelle che noi milanesi non siamo abituati a vedere così luminose. Uno spettacolo che non mi stanco mai di guardare e che mi infonde una sensazione di pace.





Dolomiti di Zoldo: Su’n Paradis tra neve e fiaccole

6 02 2014

IMG-20140117-00638Ci sono sere che restano particolarmente nel cuore e non sono necessariamente di momenti passati con la propria dolce metà. Per me una di queste è quella trascorsa al rifugio Su’n Paradis con i compagni e gli organizzatori del blogtour in Val di Zoldo. La neve copiosa caduta durante la notte e la giornata che sta volgendo al termine ha rivestito tutto di uno spesso manto candido rendendo il paesaggio fatato… e la ciaspolata fino al rifugio Carestiato un po’ stancante, pertanto concordiamo di modificare il programma. Saliamo in cabinovia da Pecol a Pian del Crép  e poi, invece di fare un’altra breve ciaspolata per raggiungere la nostra meta, optiamo invece per percorrere l’ultimo tratto a bordo del gatto delle nevi, servizio offerto dal simpatico gestore del rifugio.

IMG-20140117-00636Ci uniamo agli sciatori che attendono trepidanti l’apertura serale dell’impianto per scendere sulle 2 piste ben battute e ci godiamo la risalita passando tra gli alberi che regalano qualche scorcio sugli invitanti pendii classificati rosso (Cristelin) e nero (Foppe) – senza alcun riferimento calcistico. Anch’io sono in tuta da sci, mi sono portata gli scarponi e ho noleggiato gli sci perché per niente al mondo avrei rinunciato alla possibilità di farmi una bella discesa – la prima della stagione – per riguadagnare la valle. Giunti in vetta, dopo qualche minuto di attesa sotto grandi fiocchi di neve vediamo avvicinarsi le luci del gatto guidato da Diego che, come uno steward provetto, posiziona la scaletta per farci salire e IMG-20140117-00653quando tutti sono a bordo, si rimette nei panni del capitano e va ai comandi: si parte! Anche un bel giro su questo mezzo durante una fitta nevicata notturna lungo un bella pista tra i boschi ha il suo fascino e noi entriamo subito nell’atmosfera della serata. Niente però ci ha preparato all’immagine che si presenta ai nostri occhi: all’esterno il Su’n Paradis imbiancato è illuminato dalle fiaccole che bruciano tra la neve alta. Sembra davvero di essere in una fiaba. Chissà cosa ci attende all’interno! Attraversiamo gli ambienti ampi e accoglienti del rifugio per andare nella Stube dove un lungo tavolo è stato apparecchiato con grande cura. Dopo qualche minuto di “scatto selvaggio” prendiamo posto per gustare un’ottima cena a base di prodotti biologici e a chilometro zero preparata dalla bravissima Lucietta.

IMG-20140117-00672Buon cibo, buon vino e buona compagnia: le chiacchiere fluiscono facilmente e la serata trascorre forse troppo velocemente, come del resto sempre accade quando si sta bene e si è rilassati. Alzando lo sguardo scopro un particolare “intrigante”: due cupole trasparenti poste sul soffitto che, se durante il giorno illuminano la sala, la sera offrono uno scorcio sul cielo stellato. Ma non è il caso di questa sera. Dobbiamo affrettarci perché alle 11 scatta l’ora X: l’impianto chiude e non si può più scendere. Il “gattone” delle nevi ci riporta in vetta e chi ha sci e scarponi si prepara per la discesa, mentre gli altri tornano a valle in cabinovia… Non hanno idea di cosa si perdono!

IMG-20140117-00680Tanta bella neve, piste praticamente deserte e perfettamente illuminate: cosa posso desiderare di più? Forse fare qualche altra discesa. Ma poiché “chi si accontenta gode”, mi gusto appieno il piacere di disegnare le mie prime curve della stagione sul pendio candido. Come tutte le cose belle, anche questa sciata finisce troppo velocemente ed è già ora di tornare in albergo. Arrivederci Pecol.  Dolomiti di Zoldo , alla prossima!