Storforsen: il fascino magnetico della natura

28 06 2012

27 giugno. Lasciamo Gällivare piuttosto presto, ben contenti di allontanarci da questa località che ci saluta con un cielo tendente al grigio e un forte vento. Di nuovo, percorriamo oltre una cinquantina di chilometri circondati solo da alberi e qualche specchio d’acqua. Poco dopo una diga e una grande centrale idroelettrica restiamo piacevolmente impressionati da Porjus. Le belle case rosse e bianche nel tipico stile svedese sono disposte ordinatamente ai lati della strada, ognuna con il suo giardino ben curato (e quasi tutte con il trampolino elastico). Qui niente è fuori posto. Proseguendo verso Jokkmokk i laghi si fanno un po’ più estesi, sulle loro sponde compaiono le indicazioni di gradevoli campeggi  e, ogni tanto, c’è persino qualche agglomerato di case che sulle cartine viene indicato come paese.

Tra una distesa immensa di alberi, proseguiamo lungo la strada 45 per andare a inserirci sulla provinciale 374. È un percorso decisamente alternativo per andare a Skelleftea, ma la mia meta è il parco naturale di Storforsen. Ci sono stata 21 anni fa con i miei e mi è rimasto così impresso, che voglio assolutamente tornarci. Fortunatamente il tempo ci assiste e il sole emana un piacevole tepore. È ancora presto, non sono neanche le 11, e c’è pochissima gente: le condizioni ideali per ammirare un autentico capolavoro della natura. In questa regione ricca di corsi d’acqua è stato raggiunto un accordo che prevede di lasciare scorrere i fiumi senza imbrigliarli o limitarne il deflusso con dighe per produrre energia idroelettrica. È stata fatta un’unica eccezione, quindi un intervento umano c’è stato, ma di entità limitata.

Qui, a Storforsen, giungono le acque del fiume Pite che in un tratto di 5 chilometri superano un dislivello di 80 metri, 50 dei quali negli 800 metri che precedono un tranquillo specchio d’acqua. Mentre ci si avvicina all’ingresso (gratuito) del parco si sente il fragore delle rapide e delle cascate che, in questo periodo, sono particolarmente ricche d’acqua per effetto del disgelo. Già da lontano si vede l’acqua nebulizzata dopo i salti più alti. Una serie di passerelle di legno permettono di avvicinarsi quasi pericolosamente a uno scenario naturale di una bellezza maestosamente pericolosa, in quanto si percepisce chiaramente la potenza dell’acqua che scendeLe poderose rapide del fiume Pite tra le rocce creando mulinelli e gorghi che non lascerebbero scampo a nessuno. Il fascino di questo spettacolo è quasi magnetico, tanto che non mi stancherei mai di ammirarlo dai diversi punti di osservazione lungo il percorso appositamente creato a lato del fiume, che tuttavia non è per nulla invasivo. A volte succede che, a distanza di anni, si torni in un luogo con aspettative molto alte che purtroppo vengono deluse. Bene, non è questo il caso. Anzi, forse quello che vedo è ancora più incantevole di come lo ricordavo. Ed è un’esperienza che diventa ancora più coinvolgente se la si condivide con qualcuno.

A fatica e con un pizzico di dispiacere torniamo al parcheggio dove ci attende la moto e, dopo pochi chilometri scendendo verso il mare, tra gli alberi a pochissimi metri dalla strada vedo un’alce e due grandi, splendide renne. Anche se ho la macchina fotografica a portata di mano purtroppo non riesco a fare uno scatto che riprenda questi stupendi animali. È un vero peccato. Raramente se ne vedono di così belli e pacifici in libertà. Percorriamo i 50 chilometri che ci separano dalla cittadina di Pitea scrutando invano a destra e a manca nella speranza di vederne altri.

Dopo una breve sosta sul mare proseguiamo per Skelleftea. La città è invasa dalle bancarelle e dalle giostre allestite per il festival cittadino che si svolge nel centro. E forse, questa sera, lo anima un po’ troppo per i nostri gusti, visto che la nostra camera affaccia sulla piazza principale, dove è stato montato un grande palcoscenico e, a mezzanotte passata, la musica continua incessante. Domani mattina sveglia alle 6:30. Speriamo in bene… perché ci aspetta un lungo tragitto.

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