Ora capiamo benissimo perché la Norvegia è così verde!

19 06 2012

Sveglia di primissima mattina, le previsioni non promettono niente di buono e il cielo conferma: acqua a catinelle! Partiamo da Trondheim talmente imbaccucccati che, se le tute e i caschi fossero bianchi, potrebbero scambiarci per astronauti. Così, invece, abbiamo più dei palombari, e infatti ci infiliamo sotto l’acqua scrosciante puntando dritto verso nord, lungo la E6.

Sono tantissime, grandi, piccole, maestose o seminascoste, ma sempre affascinanti.

Il percorso è bellissimo: lasciati alle spalle i fiordi, ci inoltriamo tra la foresta costeggiando fiumi che, avvicinandoci alle montagne, diventano torrenti in alcuni tratti impetuosi. Sulla nostra destra è un susseguirsi di immensi laghi sulle cui sponde abbondano i campeggi, la maggior parte dei quali dispongono di “log hut” in alcuni casi persino più piccoli delle casette di legno che in Italia vediamo in tanti giardini per riporre gli attrezzi.

Motociclisti oggi ce ne sono in giro veramente pochi. Non so se siamo più matti o pirla a viaggiare con questo tempo, ma del resto, tutte le tappe sono prenotate e restare fermi non avrebbe senso. Qui il tempo varia in continuazione – in questo caso diciamo fortunatamente… così possiamo sperare in un po’ di tregua. Che arriva. Ma dopo 400 km, quando facciamo la terza  sosta tattica a Mosjoen perchè, nonostante la bardatura, siamo talmente bagnati da non sentire più gli arti e l’acqua che “cola” dal casco si è infiltrata tra il colletto della giacca antipioggia e quella sottostante che, se non sembra uscita dalla lavatrice, poco ci manca.

Beviamo una cioccolata calda e al bar ci serve un simpatico turco che ci racconta un sacco di cose e ci presenta la responsabile dell’ufficio turistico locale, la cui sede è proprio a fianco: bingo! Riusciamo ad avere tutte le informazioni sui traghetti che dobbiamo prendere domani, e anche gli orari.

Un po’ più asciutti e rincuorati perché il cielo fa sperare in una tregua, affrontiamo gli ultimi 70 km di strada che ci conduce nuovamente verso il mare e il villaggio di Sandnessjoen, mentre ai lati del fiordo i rilievi sembrano grandi panettoni levigati dalle intemperie nel corso di milioni di anni. Ovviamente, sulle vette c’è ancora la neve. Anche qui la strada entusiasma i motociclisti: il susseguirsi di sali e scendi tra le curve è proprio divertente (un po’ meno per il passeggero), e il panorama cambia dietro ogni collina.

Adesso operazione asciugatura abbigliamento tecnico, per essere di nuovo in sella domani mattina pronti per qualsiasi evenienza.

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